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Rallentare

living well gallicantu 11

Uscire dal tempo ristretto.

Il primo giorno è una soglia. Una transizione sottile, quasi impercettibile, in cui il ritmo contratto della vita moderna comincia ad allentarsi, facendo spazio a un diverso senso del tempo — più ampio, più abitabile.

L’arrivo si dispiega nel silenzio, senza urgenza. I primi passi dentro questa terra non sono un’esplorazione, ma un orientamento: il corpo prende misura, il respiro comincia a distendersi, lo sguardo si apre. Il paesaggio non viene visitato — viene incontrato.

Il primo vero momento collettivo prende forma nel circle time, seduti a terra sotto l’ulivo nel cortile di Gallicantu. Non un briefing, ma un semplice atto di presenza. Ogni persona, se lo desidera, condivide una direzione: perché è qui, cosa sta cercando, cosa sente di essere chiamata a ritrovare.

Poi, una domanda semplice: in che modo stiamo entrando in relazione con questo luogo?

Con distanza e controllo — oppure con apertura e disponibilità a lasciarci toccare dall’esperienza?

Due immagini ci aiutano a percepirlo: il Black Skimmer, che sfiora la superficie senza lasciarsi toccare, e il Pellicano, che si apre ed entra nell’esperienza. Non c’è una risposta giusta — solo un modo di essere, da riconoscere prima ancora che possa trasformarsi.

Da qui, il lavoro si fa sottile: abbassare il livello di attivazione, ascoltare più in profondità, lasciare che il luogo si riveli come una presenza vivente. Le pratiche corporee iniziano ad aprire spazio, i pasti vengono condivisi lentamente, e il Quaderno del Tempo Lungo introduce un primo gesto di ascolto interiore.

In questo primo giorno, qualcosa diventa visibile: lo stress trattenuto nel corpo comincia a posarsi, a decantare. Nulla viene forzato. Gli si permette semplicemente di sciogliersi.

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