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Il punto di vista antropologico (introduzione)

disease

All’interno della riflessione antropologica critica sulla medicina, una delle distinzioni più influenti è quella proposta da Arthur Kleinman (1980; 1988), successivamente sviluppata da autori come Byron Good (1994) e Margaret Lock & Vinh-Kim Nguyen (2010), tra disease, illness e sickness.

Queste tre categorie non descrivono semplicemente tre aspetti della malattia, ma rivelano tre regimi epistemici differenti, che nelle società contemporanee tendono a separarsi, generando profonde fratture nell’esperienza del vivere e del curare.

 

La disease è la malattia così come definita dalla biomedicina: un’alterazione oggettiva del funzionamento biologico, identificabile attraverso segni clinici, esami di laboratorio e protocolli diagnostici. È la malattia misurabile, classificabile, trattabile. In questo senso, la disease è il prodotto di un sapere che, come ha mostrato Foucault (1963), si fonda su un regime di visibilità che rende il corpo leggibile come oggetto anatomico, silenziando la dimensione vissuta.

 

La illness, invece, è l’esperienza soggettiva della malattia: ciò che la persona sente, narra, interpreta. È il dolore, la paura, il senso di disorientamento, ma anche il tentativo di attribuire significato a ciò che accade. Come sottolinea Kleinman, «la illness è ciò che il paziente porta con sé nella stanza del medico» (The Illness Narratives, 1988). Byron Good (1994) ha mostrato come questa dimensione sia strutturata narrativamente: la malattia diventa una storia incarnata, un processo attraverso cui il soggetto cerca di ricomporre la frattura tra sé e il mondo.

 

Infine, la sickness rimanda alla dimensione sociale della malattia: è il modo in cui una società riconosce, legittima e gestisce una condizione patologica. Include le norme, i ruoli, le aspettative, ma anche le disuguaglianze e le dinamiche di potere che definiscono chi è considerato malato, chi ha diritto alla cura e in quali termini. In questo senso, la sickness è profondamente intrecciata con i processi di medicalizzazione e biopolitica descritti da Foucault (1976), nonché con le logiche istituzionali e globali analizzate da Lock e Nguyen (2010).

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